“C’è solo una persona che può salvarti”, disse Anna a Lorenza in tono severo.
“Sei tu. Solo tu puoi salvare te stessa. Non c’è principe che tenga, credimi.
In queste parole, più che mai attuali, sono racchiusi tutto il coraggio e la modernità di Anna. Anna la portalettere, la forestiera, una donna che è stata capace di andare oltre gli schemi e di sfidare i pregiudizi di un intero paese pur di rimanere fedele sé stessa. Una storia di emancipazione che ogni donna, ma anche ogni uomo dovrebbe leggere.
Personaggi ben delineati a cui è facile affezionarsi, una trama tutt’altro che scontata e uno stile di scrittura fluido: questi sono alcuni dei punti di forza di questo romanzo.
L’amore è un sentimento onnipresente all’interno della narrazione e si manifesta in una molteplicità di forme: tra genitori e figli, tra amanti, tra innamorati, tra grandi amiche.
Francesca Giannone racconta al lettore una storia che trae ispirazione dalla vita della bisnonna, una storia personale e familiare lunga quasi trent’anni, dal 1934 al 1961, ma “La portalettere” è molto più di questo. E’ una finestra aperta sulla Lizzanello degli anni ’30, lo spaccato di un’epoca storicamente complessa per le vicende politiche, la guerra, la ricerca di nuove opportunità in America, la lotta per il diritto di voto alle donne di cui Anna si fa immancabilmente portavoce.
Ed è qui che la storia di Anna si trasforma in un romanzo corale.
All’interno del romanzo sono presenti molte figure femminili tutte diverse, ognuna a suo modo, bisognosa di sentirsi amata e accettata. Tra loro ci sono Giovanna, oggetto di pregiudizi in paese tanto da essere stata soprannominata “la pazza”, le colleghe dell’ufficio postale, la cognata Agata, la nipote Lorenza e la sarta Carmela, la fidanzata di Carlo di quando erano ragazzi, sposata a un uomo molto più grande di lei per nascondere il disonore di essere rimasta incinta da nubile. Anna non giudica, non ascolta i pettegolezzi, si prende il suo tempo per conoscere le persone anche grazie al lavoro di portalettere. Non perde occasione per dare una mano, come quando si offre di leggere la corrispondenza e di redigere le risposte per chi non è in grado di farlo da sé o le occasioni in cui si batte in prima persona per tutelarne i diritti.
«Non durerà, è quello che dicono in paese dopo avere appreso la notizia
che Anna sarebbe stata la nuova portalettere dopo avere vinto il concorso, persino il marito Carlo è scettico.
“Dai, Anna” disse Carlo ridacchiando. “Non è un lavoro da donne.”
“Cosa ci sarebbe di non adatto a una donna?” ribatté lei piccata.
“è faticoso”, rispose lui. “In giro tutto il giorno con la pioggia e con il sole. Ci perderesti la salute. Non esistono portalettere donna”.
“Finora”, disse Anna.
Anna per Carlo ha lasciato la sua Liguria, la terra che ama profondamente, la sua famiglia, le sue radici, il suo lavoro di maestra, ma nonostante questo rimane una donna indipendente che desidera affermarsi e mantenere la propria identità anche a costo di uscire dai confini che la società dell’epoca ha tracciato per lei e per tutte le donne. Anna pur con tutto l’amore che prova per Carlo dimostra chiaramente attraverso le sue parole e le sue azioni di non avere bisogno di un uomo per sentirsi completa. E’ stata educata a una maggiore indipendenza, cosa che le rende impossibile piegarsi alle modalità di vita delle donne del Sud, secondo le quali lei, che è stata maestra in Liguria, dovrebbe limitarsi a fare la moglie di Carlo e la mamma di Roberto.
La piantina di basilico e il suo profumo, sono una presenza costante e rappresentano per Anna l’attaccamento alla terra d’origine. Lo stesso procedimento per la preparazione del pesto si trasforma in una sorta di rito, è il continuare a prepararlo anche giù in Salento che contribuisce a mantenere salde le radici di Anna.
“Succede spesso così, no? Ciò che è realmente importante si trova tra le righe. Ma non tutti sono capaci di cercarlo. O forse preferiscono non farlo…”
Anna è divisa tra l’amore per Carlo e l’affinità spirituale che sente fin dai primi incontri con il cognato Antonio. La lettura dei classici diventa il punto di incontro, lo spazio di Anna e Antonio che comunicano attraverso la letteratura. I capolavori della letteratura francese, inglese, russa e italiana parlano per loro, raccontano ciò che l’altro non vuole o non può dire, come nel caso di “Non si sa come” di Pirandello tra le cui pagine Anna trova la reale motivazione dietro a un’importante scelta di Antonio. E’ come se avessero inventato un linguaggio tutto loro, fatto di sottolineature e piccole note a margine.
Trama
Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata: quale vita la attende in quella terra sconosciuta? Persino a trent’anni da quel giorno, Anna rimarrà per tutti «la forestiera», quella venuta dal Nord, quella diversa, che non va in chiesa, che dice sempre quello che pensa. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le donne del Sud. Ci riuscirà anche grazie all’amore che la lega al marito, un amore la cui forza sarà dolorosamente chiara al fratello maggiore di Carlo, Antonio, che si è innamorato di Anna nell’istante in cui l’ha vista. Poi, nel 1935, Anna fa qualcosa di davvero rivoluzionario: si presenta a un concorso delle Poste, lo vince e diventa la prima portalettere di Lizzanello. La notizia fa storcere il naso alle donne e suscita risatine di scherno negli uomini. «Non durerà», maligna qualcuno. E invece, per oltre vent’anni, Anna diventerà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese. Prima a piedi e poi in bicicletta, consegnerà le lettere dei ragazzi al fronte, le cartoline degli emigranti, le missive degli amanti segreti. Senza volerlo – ma soprattutto senza che il paese lo voglia – la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello. Quella di Anna è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni ’30 fino agli anni ’50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe. Ed è la storia di due fratelli inseparabili, destinati ad amare la stessa donna.
Francesca Giannone, pugliese, si è laureata in Scienze della Comunicazione e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia. Trasferitasi a Bologna, ha curato la catalogazione dei trentamila volumi della Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione «Finzioni». Ha pubblicato vari racconti su riviste letterarie, sia cartacee sia online. Tornata a vivere a Lizzanello, il suo paese di origine in Salento, ha continuato a scrivere e a coltivare l’altra sua grande passione, la pittura; come si può vedere nel suo sito francescagiannoneart.com, il suo soggetto d’elezione sono le donne.
La portalettere, Francesca Giannone, ed. NORD

