Penelope Poirot e il male inglese

Penelope Poirot e il male inglese

Cosa ne pensereste se il vostro medico vi prescrivesse un viaggio curativo? A quanto pare, in passato, il mal di vivere inglese veniva curato proprio con un viaggio! Il medico prescriveva ai pazienti un gran tour in quel giardino lussureggiante e assolato che è l’Italia.

Penelope Poirot, investigatrice per caso e protagonista dei romanzi di Becky Sharp, decide di dedicare un reportage proprio a questa forma di cura. Insieme alla segretaria Vilma, Penelope decide di fermarsi in Liguria. Come prima tappa soggiorna a villa Travers,  dove era solita trascorrere le giornate estive da bambina. Proprio lì dove, qualche anno prima, Samuel, membro della famiglia Travers, era scomparso misteriosamente.

Mentre l’atmosfera chic di Portofino eccita ed entusiasma la verve di Penelope, l’assistente Vilma mette a dura prova i nervi sentendosi a suo agio “quanto un coniglio (vivo) in una casseruola”.

Nella villa d’epoca, in una stanza tappezzata di verde e un odore stantio, le due donne saranno alle prese con una trama gialla imprevista. Indagheranno tra giardini in fiore e balconi vista mare.  I personaggi e le ambientazioni sono in stile Agata Christie ma i tempi sono quelli attuali. Ma la stessa Penelope di chi volete che sia nipote, se non del famoso commissario Poirot?

”Duro da ammettere da parte di una rinnegata, ma Penelope Poirot aveva ragione: se ero su una spiaggia esclusiva, ospite di un hotel a cinque stelle, lo dovevo a lei. Per amor di completezza, bisognerebbe però aggiungere che la faccenda era reciproca: Penelope senza di me non si muoveva, e non solo perché le mie dita volavano rapide sui tasti del computer per raccogliere quello che lei dettava, non solo perché oltre a combattere i suoi articoli mi premuravo di limarli, smussarli e renderli digeribili a stomaci umani, ma soprattutto perché io, Velma Hamilton, soffrendo di una rara forma di remissività congenita (che Penelope bollava come indifferenza), riuscivo a sopravvivere all’onda d’urto di quella che lei chiamava la sua artisticità”.

“La mia ex segretaria appoggiò la sua sacca sulla brandina, con un sospiro. Poi si lasciò cadere con malagrazia sulla medesima brandina, si sfilò gli occhiali e prese a pulirli con zelo maniacale, servendosi del lembo della camicetta. – Hamilton! tuonai. Alzò i suoi occhi tondi celesti sulla sottoscritta: la pupilla grigia fremeva come una barchetta nella brezza. Chi non la conosceva avrebbe potuto definire mansueto quello sguardo, dolce, addirittura. Ma non io; io vedevo la solita oltraggiosa insofferenza.”

 

 

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