Cosa succede in un tranquillo paese del Friuli quando all’improvviso viene rinvenuto un corpo mutilato e deturpato? Cosa accade se viene messa in discussione l’onestà degli abitanti del paese? La comunità si chiude e protegge l’immagine di se stessa e dei suoi abitanti difendendola con i denti, a costo di nascondere la verità. È quello che accade nel noir Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti, autrice esordiente che in un anno ha creato un vero e proprio caso letterario in Italia; il suo libro è ora tradotto in una ventina di paesi! La storia è ambientata in Friuli, luogo di provenienza dell’autrice. Un omicidio seriale getta ombra su una comunità che nasconde i suoi problemi e che vive di ipocrisia ed apparenza, le forze dell’ordine pur di difendere gli uomini e le donne con cui sono cresciuti tendono a ridimensionare la questione e a non collaborare con gli agenti dei reparti speciali. In questo paese dal nome Tavernì si muove il personaggio di Teresa Battaglia, esperta profiler, che viene chiamata a risolvere il caso. È un commissario diverso da quelli a cui siamo abituati, un personaggio tutto nuovo. Teresa non è giovane ma è una donna molto empatica, competente e autorevole nel campo professionale, leader e guida di una squadra di agenti. Se da un lato riesce a risolvere casi complessi e difficili a sangue freddo, nella vita privata è una donna che si scopre fragile, ha un segreto che la rende vulnerabile ma che non vuole confessare a nessuno, neppure a se stessa. E mentre Teresa cerca di rimanere imperturbabile a ciò che le accade giorno per giorno un giovane ispettore di nome Massimo entra nella sua vita aiutandola con il suo carattere spontaneo e umano. I  protagonisti e i personaggi del romanzo si muovono in una vicenda sempre più cupa dove l’omicida appare come una presenza animalesca o poco terrena, la vita della comunità viene sempre più scossa e gli altarini dei suoi abitanti messi a nudo. Un clima di terrore e di chiusura che coinvolge anche i bambini.

Ispettore. Era poco più di un ragazzo e sembrava uscito da una pubblicità di moda. Teresa aveva percepito il suo profumo a metri di distanza. Stonava in quella piccola landa alpina, che si stava riempendo di neve e sangue, quello che l’acqua lavava dal muschio e trascinava giù con sé nella terra. Sangue di un uomo, ucciso in un modo che raramente a un poliziotto capita di vedere nel corso della sua carriera. Massimo Marini aveva un bel viso, solo un’ombra a velarlo. Non si era rasato. Qualcosa era andato storto quella mattina. Più di qualcosa, a giudicare dal suo aspetto. L’inizio non era stato dei migliori. Il tentativo del giovane ispettore di apparire risoluto era fallito miseramente. Teresa, però, pensava che il beneficio del dubbio si concede a chiunque, anche ai casi più disperati come il suo. Era curiosa di scoprire perché avesse chiesto il trasferimento da una grande città a un piccolo capoluogo di provincia. Tra lui e che cosa, o chi, aveva frapposto più di cinquecento chilometri? Si fugge da ciò che spaventa o ferisce, o vuole farci prigionieri, pensò.

– Ho bisogno di aiuto – disse loro. – Devo trovare chi ha fatto del male ai vostri genitori e portato via il fratellino di Mathias. – I bambini la studiarono, attenti. Non erano abituati a che un adulto si mostrasse così inerme. – Non sai come fare? – le chiese Lucia. – No, non ne ho idea. – E per questo sei spaventata? – Molto. La bambina cercò lo sguardo dei suoi amici, ma Teresa capì che era altro quello che chiedeva loro: il permesso di continuare. – Anch’io avevo paura una volta – disse poi di getto. Mathias la guardò e lei tacque. Non aveva mostrato alcun segno di aggressività o altro che potesse inibirla. Era stato solo lo sguardo, niente di più, ma era bastato: era quello del capo. Teresa fece finta di non accorgersene.”