“Possiedo ancora quella videocamera. Non ho più avuto il coraaggio di usarla. Non dopo quello che ha filmato quell’estate.”

E’ l’estate del 1989, siamo a Doria Marittima, località balneare della riviera dove Leo, Ricky, Zorba, Alice e Stella avrebbero dovuto trascorre  un’estate come tutte le altre, fatta di spensieratezza e della sensazione agrodolce dei primi amori, ma uno scherzo orchestrato ai danni della compagnia rivale, i Duraniani, dà inizio a un vortice di eventi tragici che portano inevitabilmente con sè dolore e sensi di colpa. Trent’anni dopo, quando la compagnia si ritrova riunita nella medesima località e negli stessi giorni, quelli del Carnevale estivo, per assistere a un matrimonio, i vecchi incubi tornano a galla.
Questo romanzo ha il pregio di unire la narrazione della perdita dell’innocenza di un gruppo di adolescenti a una trama noir talmente ben congeniata da tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’ultimo paragrafo. Inoltre la scelta degli autori di raccontare gli eventi, quasi esclusivamente in prima persona, contribuisce a rendere ancora più vivide immagini e sensazioni.
Bonus per chi è stato bambino o adolescente sul finire degli anni ’80, è il fatto che il romanzo dia la possibilità di fare un tuffo nelle atmosfere di quelle lunghe estati dalle colonne sonore scolpite nella memoria, le estati in cui ci si dava appuntamento con gli amici da un anno all’altro, ci si ritrovava la sera nella stessa gelateria che pareva cristallizzata nel tempo e si attendevano i fuochi d’artificio passeggiando tra le bancarelle.
“Ci sono tre livelli di ansia legati alla postura, alla posizione del proprio corpo, ne sono sicuro. Lo stesso pensiero, se pesante, incombente, assume contorni più o meno assillanti a seconda di come lo accogliamo e rimastichiamo. In orizzontale, sdraiati, peggio ancora se al buio, il livello di allarme è massimo. Il sangue ristagna, annega il cervello e le sue capacità di risposta o distrazione, e tutto tende a diventare asfissiante e irrisolvibile, anche una quisquilia banale. In verticale, dunque in piedi, fermi, qualche contromisura si riesce ad attuare, le autodifese possono attivarsi, millenni di evoluzione da bipede eretto hanno abituato l’uomo ad affrontare la vita così, su due piedi, e ci sarà un motivo se è diventato un modo di dire. Quindi, in questo caso, il livello d’ansia è medio, tutto sommato accettabile. Ma se davvero si vuole scansare il panico, non farsi catturare e  fare scendere l’ansia al minimo, non resta che camminare.”