Oggi Libri & Co ha deciso di prendere un caffè con la scrittrice Rosanna Evangelista, tra i semifinalisti del premio nazionale della Rai La Giara e due libri pubblicati dalla casa editrice Kimeric.

Ordiniamo due caffè e delle ciambelline e poi iniziamo a parlare.

Rosanna, hai esordito l’anno scorso con il libro La scelta e poi ora pubblichi a distanza di meno di un anno il tuo secondo libro Nino e so già che stai lavorando ad un terzo. Cosa hai pensato dopo il tuo esordio? Cosa è cambiato? 

È cambiato tutto, ma soprattutto sul piano interiore. Ho capito che ce l’avevo fatta: avevo realizzato un sogno. Ci ho creduto e provato con tutte le forze e il risultato del premio La Giara mi ha fatto capire che le mie storie sarebbero arrivate lontano. A me interessa soprattutto questo, ciò che pensano i miei lettori.

Nei tuoi due libri affronti due temi molto diversi: il tradimento ne La scelta e le mancanze in Nino. Racconti dei personaggi le loro zone d’ombra, ciò che non vogliamo ammettere o anche la paura. A cosa ti sei ispirata?

Ne La scelta ho osservato le mie amiche, le mancanze del rapporto di coppia e il lato oscuro e ribelle e proibito della donna. Alcune cose le ho attinte dalla mia vita privata. In Nino ho invece pensato alla figura di mio padre. È un libro che avevo dentro e parla sempre di temi “scomodi” come il passare del tempo, la vita e la morte, la paura. In genere guardo e osservo chi mi sta intorno.

Quando hai iniziato a scrivere?

A nove anni ho scritto la mia prima poesia. Parla del paese in cui andavo in vacanza. Ho iniziato con la poesia ma sono passata alla prosa perché è l’unico modo che ho di stare agganciata alla vita reale. La prosa permette di non perdermi.

Libri preferiti?

I classici: Il ritratto di Dorian GreyI Promessi Sposi, Il nome della rosa. La mia lettura giovanile è stata una lettura politica: libri sulla storia tradizionale cinese, lo sterminio Armeno, l’esodo dei Curdi. Adesso leggo soprattutto letteratura di piacere: mi piace Agata Christie che per me è una grande maestra.

Ti ho portato un libro: Il mestiere di scrivere di Haruki Murakami. In questo libro Murakami si chiede se è generoso lo scrittore. Tu cosa ne pensi?

Io penso di sì. È generoso ed egoista allo stesso tempo: trasmette agli altri qualcosa ma mentre scrive lo fa per se stesso perché scrivere lo fa stare bene.

Hai iniziato con la poesia che cattura il momento e sei passata al romanzo. Che effetto ti ha fatto lavorare sulla struttura con un editor?

La prima volta che ho ricevuto dall’editor la bozza ho avuto uno shock. Fa uno strano effetto vedere che qualcuno corregge qualcosa che viene dal tuo cuore. Poi razionalizzi e devi sapere che ognuno sa fare il suo mestiere e alla fine se proprio non ti piace l’ultima parola è sempre dello scrittore.

Cosa consigli a chi vuole scrivere?

Leggere tanto e aprire la mente. Emily Dikinson è stata per tutta la vita chiusa in una stanza ma parlava di cose provenienti da ogni parte del mondo: viaggiava con la lettura.  E poi passione. Lo scrittore sa trasmettere ad altri la passione; lo capisci da come parla se è appassionato.

Cosa hanno in comune i protagonisti dei tuoi personaggi?

Claudia, ne La scelta, ha il coraggio di perdersi e lasciarsi andare andando al di là di apparenza e giudizio sociale. Nino è costretto da un problema di salute ad affrontare la vita senza paura. Entrambi hanno il coraggio di affrontare la paura per stare meglio con se stessi. Ciò che li accomuna è il destino, inteso non come fato ma come capacità di scegliere.

Un’anticipazione sul tuo prossimo libro.

Lo sto ancora scrivendo. La maggiore novità è che lo sto scrivendo in prima persona. Parla di una donna e del suo modo di guardare il mondo. Sarà un personaggio più “sporco e cattivo” degli altri. Voglio uscire dai personaggi che ricalcano il mio pensiero, l’ottimismo. Voglio catturare anche il lato meno pulito. Insomma mi alleno a stare nei panni di tutti, proverò a fare anche questo.