“Nessuno conosce veramente nessuno: né l’amante l’amata, né il fratello la sorella, né la figlia il proprio padre”.

Clara Usón, La figlia

La figlia, scritto da Clara Usón e pubblicato nel 2013, è un romanzo ibrido e articolato, che combina la storia recente e l’epopea con la creazione narrativa. La vicenda di Ana, una bella ragazza dall’apparenza semplice, brillante negli studi e profondamente devota al padre, muove il lettore attraverso i gravi accadimenti storici, legati a figure come Radovan Karadžić, Slobodan Milošević e Ratko Mladić. Quest’ultimo, accusato di genocidio e definito dal resto del mondo “il Boia dei Balcani”, è proprio l’adorato e amorevole genitore di Ana, da lei considerato un eroe della patria. Tuttavia, lentamente, si disvela alla ragazza l’altra natura di Ratko Mladić, quella del terribile generale serbo. Negli accenni, nelle accuse, nel confronto con un mondo che non è più in grado di proteggerla dalla verità e dall’orrore sapientemente celato, la giovane smarrisce le sue certezze, l’universo si capovolge. La sua innocenza si infrange contro l’uomo responsabile dei peggiori eccidi del dopoguerra: l’assedio di Sarajevo, la pulizia etnica in Bosnia, il massacro di Srebrenica. A soli 23 anni, Ana afferra la Zastava, la pistola preferita del padre, e si toglie la vita. Il suo è un gesto di ripudio. Un atto volto a ribadire l’inganno di un conflitto fratricida che non ammette logica, un senso che non trova più la giusta dimensione. La narrazione dello storico e disperato caso di Ana, diventa pretesto di indagine sulla natura umana, sulla doppiezza dell’io alternativamente sostenuto dalle molte personalità che vi albergano, talvolta aspramente compromesso dai demoni interiori. La Usón approfondisce la follia della guerra, esacerbata dalla perdita totale dell’identità umana. Elabora un’opera efficace, un mezzo per rimarcare come le dinamiche psicologiche che istigano l’odio per il diverso, per chi fino al giorno prima era un vicino di casa, un amico, hanno una matrice comune di paura. Una paura indotta, manipolata, in nome di un ideale effimero, ma soprattutto istigata dalla logica di chi innalza bandiere solo per la sete di potere. Le ragioni dei conflitti sono dunque sempre le stesse, amaramente reiterate e macchinosamente applicate. Clara Usón le ribadisce nelle parole di Hermann Görig, il fondatore della Gestapo: “«È naturale che la gente non voglia la guerra; (…) Si capisce. È compito dei leader del paese orientarli, indirizzarli verso la guerra. È facilissimo: basta dirli che stanno per essere attaccati, denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e perché mettono in pericolo il paese. Funziona così in qualsiasi paese, che sia una democrazia, una monarchia, una dittatura». Bisogna spaventarli, inculcargli la paura, (…) bisogna fare in modo che quella paura fermenti e si trasformi in odio, in odio assoluto, irrazionale, sguaiato…”. Un libro che invita alla consapevolezza dunque, che intende fornire il giusto contrappeso e rimarcare l’autodeterminazione rispetto alla pazzia del male.

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