A cinquanta metri dall’ordinario, di Stefano Foglia

Nella parola spezzata

nello stridore del mondo

la terra

bruciata dal lanciafiamme umano

grida vendetta

le braccia restano conserte

in attesa del veto di libertà

capace di smuoverle.

La superba pretesa umana di essere l’esito migliore della natura, il risultato perfetto per via dell’ingegno, mezzo di sopravvivenza e strumento di adattamento, prevarica in modo oltraggioso il contesto naturale. Esauriamo le risorse, demoliamo lo spazio ambientale, ci innalziamo con boria, ma di fatto rappresentiamo l’evento anomalo in grado di spezzare l’armonia dell’ecosistema di cui siamo parte. Ciò nonostante possiamo ancora fare la differenza? Come ristabilire un’armonia con la natura e abbattere le gravi conseguenze ambientali innescate dalla nostra intensa attività?  Nella raccolta di poesie, A cinquanta metri dall’ordinario, attraverso la suggestione della parola, con un incedere stilistico raffinato, Stefano Foglia affronta le gravi contraddizioni che legano l’uomo al disastro ecologico, fino ad approdare a un’analisi ambientalista, filosofica e sociale. Un approfondimento che parte dalla meditazione intima e abbraccia un dilemma collettivo a cui dovremmo rispondere in termini pratici.  L’opera offre uno spunto di approfondimento, un dialogo interiore volto a ricercare un approdo nella coscienza condivisa, in cui il primo passo per il cambiamento richiede un sacrificio individuale che anticipa quello comune. L’inversione di rotta rappresenta la strada da percorrere al fine sopperire alla catastrofe naturale generata dall’uomo, partendo da una riflessione consapevole e da una metamorfosi culturale in grado di offrire un’alternativa al disastro ecologico. Solo così potremo tornare alla purezza del mare, a cinquanta metri dall’ordinario dei nostri giorni, in quello spazio virtuoso in cui ha avuto origine la vita.