“Era ancora bianca, eppure non si poteva dire che fosse vuota. Su quella superficie candida si nascondevano le cose che sarebbero emerse in seguito. Osservandola con attenzione si intuivano le molteplici possibilità che prima o poi si sarebbero concretizzate. Adoravo quell’istante. L’istante in cui ciò che esiste e ciò che non esiste si confondono.”

(Murakami Haruki, L’assassinio del commendatore)

Murakami Haruki, narratore dai pensieri sfumati, racconta storie vestite di metafora, dove circostanze oniriche, posate sul filo del reale, rivelano l’inconscio. Lo scrittore conduce il lettore al margine del sogno, portando in superficie la dimensione profonda dell’individuo, quella che il mondo, fitto di eventi e di luce, mette in ombra.

Nel suo nuovo romanzo dall’atmosfera noir, L’assassinio del commendatore, l’autore restituisce alla luce l’idea creativa, la dissotterra da una buca, quest’ultima, figura e dimensione dell’abisso interiore. Lo fa attraverso il protagonista, un pittore di ritratti su commissione che ritrova al contempo l’identità creativa, negata da un lavoro portato avanti senza troppa convinzione. Murakami, in effetti, non rivela mai il nome dell’uomo, proprio per sottolinearne l’inconsapevolezza dell’io.

Il pittore va a vivere in una piccola abitazione isolata, sui monti intorno a Odawara, dove prendono il via una serie di eventi destinati a cambiare per sempre la sua vita: il suono flebile di una campanella proveniente dal fitto bosco, un’idea che prende corpo, il ritrovamento di un dipinto inquietante ispirato al celebre Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart. A fare da tramite tra il mondo sotteso e quello reale è l’enigmatico personaggio di Menshiki, l’uomo ritratto dal pittore che, infilandosi nella buca, genera un cataclisma nell’inconscio del protagonista, “una metamorfosi che si è trasmessa in superficie e ha provocato una reazione a catena”. Menshiki restituisce al giovane ritrattista l’immagine nascosta, il senso profondo e autentico della sua arte. Da uomo raffinato e ricchissimo, rappresenta una rivisitazione di Jay Gatsby, omaggio a Francis Scott Fitzgerald.

Murakami Haruki ci consegna un romanzo attorniato da mistero, in grado di contemperare i due aspetti legati alla sua scrittura: quello irrazionale e introspettivo e quello più realista. Per muoversi nel suo bizzarro universo basta seguire il Bianconiglio di Alice. Proprio come in Alice’s Adventures in Wonderland, di Lewis Carroll, la via da percorrere è la logica del sogno.